martedì 31 luglio 2012

30-07-2012 - Giorno 8

Avendo parecchia strada da fare, ci alziamo alle 7am.

Tre Belgian Waffles e un'oretta dopo, siamo in auto; diretti a sud lungo la route 395, alla volta dello Yosemite National Park.

Yosemite é un parco di sequoie grande quasi come tutta la Valle d'Aosta (una visita approfondita richiederebbe una settimana), incastonato nelle antiche rocce della Sierra Nevada.

Ci sono tre grandi zone visitabili, raggiungibili in auto (da dove poi partire con escursioni a piedi o a cavallo): una verso nord (con alcune cascate e possibili avvistamenti di orsi), una verso sud (con le sequoie giganti) e una al centro del parco (la Yosemite Valley, in cui scorre il Merced, e in cui c'é un po' di tutto).

Non avendo il tempo necessario per girarlo tutto, visitiamo la Yosemite Valley, che é anche quella relativamente piú vicina da raggiungere dal Mono Lake.

Arrivati allo Yosemite Village, parcheggiamo l'auto, ci rifocilliamo con un bacon Cheeseburgher e una Pepsi (da notare che qui non forniscono parti in plastica - tipo cannucce e copribicchieri - per evitare che qualcuno le abbandoni nel bosco) fra gli scoiattoli e partiamo per un'escursione a piedi risalendo il Merced, per ammirare una delle tante cascate (dopo una tosta salita lunga un miglio).

Ha trovato una patatina e l'ha divorata in 10 secondi
Yosemite é talmente bello e grande da meritarsi un viaggio dedicato.

L'acqua era gelida
Dopo una visita allo Store locale per prendere un po' d'acqua, risaliamo in auto e percorriamo a ritroso la strada da cui siamo venuti, giú per Tuolumne Meadows, su per il passo Tioga e giú verso il Mono Lake, per riprendere la 395 verso sud.

La prossima meta é Las Vegas e per arrivarci abbiamo diverse opzioni, ma per questa notte siamo allo sbaraglio: non sapendo quanto ci avremmo messo a Yosemite non abbiamo prenotato niente, confidando eventualmente in un motel lungo la strada, se proprio nonché la fossimo sentita di guidare nel deserto durante la notte.

Un'opzione poco sensata, vista la stanchezza.

Quindi decido di andare a sud e cercare un motel a Bishop, da cui domani prenderemo una strada verso sud-est.

Raggiunta Bishop, ci mettiamo 5 minuti a trovare il Vagabond Inn, dal quale scrivo in questo momento, dopo una cena da Denny's.

Il modulo di accesso del wireless
 

domenica 29 luglio 2012

29-07-2012 - Giorno 7

Per rilassarci dal viaggio e per tentare di placare l'ansia per le valigie, ci facciamo un bagnetto nella jacuzzi nel giardino della zia Bertilla, dopodiché andiamo a letto.

La mattina seguente ci svegliamo presto e proviamo a telefonare al numero verde dell'aeroporto, ma il robot risponde che non ha idea di dove siano le nostre valigie.

Awanagana!

Un paio d'ore dopo io e zia Bertilla siamo in aeroporto... e subito vedo le due sagome rosse lucide. Grazie United. Grazie al cazzo di spavento che ci hai fatto venire.

Appena tornati a casa di zia Bertilla buttiamo i panni sporchi a lavare ed asciugare, mentre ci spariamo la colazione americana: pane di cassetta tostato con burro e marmellata, uova e pancetta croccante.

Richiuse le valigie si parte tutti alla volta del lago Tahoe. La comitiva é composta da 6 persone + 1 cane: io, Anna, Bertilla, Enrico (il cugino di Anna in visita da zia Bertilla in una pausa di lavoro), Federica (figlia di Bertilla), Cameron (figlio di Federica) e Kevin (un barbone nero, praticamente la versione nera e gigante del nostro Oliver).

Inizia finalmente il nostro family trip.

Il lago Tahoe é un immenso lago montano di origine vulcanica, al confine tra California e Nevada; meta di villeggiatura estiva ma anche invernale (cerco di immaginare quanto dev'essere figo sciare con il lago all'orizzonte), é raggiungibile da Sacramento in meno di due ore di auto.

Parcheggiate le auto in un punto strategico, prendiamo armi e bagagli e andiamo subito in spiaggia. Non facciamo in tempo ad arrivare che Cameron ed Enrico sono giá in acqua.

"Dai vieni anche tu!"

"No, non ho messo il costume..."

Ma poi penso che non capita tutti i giorni di fare il bagno nel lago Tahoe... e cosí passo le due ore successive a far fare i tuffi a Cameron e grazie a lui scopro che l'acqua é salata!

Immaginate di fare il bagno in un mare circondato da vegetazione montana e con gli aghi di pino sul fondale...

Siamo tutti Montgomery Cliff (che qui si innamoró di Liz Taylor)...
Bellissimo.


Risaliti dall'acqua é quasi ora di dividerci (io, Anna e Bertilla continuiamo il viaggio, mentre Federica, Cameron, Enrico e Kevin tornano a Sacramento) e quindi anticipiamo la cena per stare tutti insieme.

Al lago Tahoe c'é di tutto (compreso un supermarket di articoli per animali), quindi per la cena abbiamo l'imbarazzo della scelta.

Optiamo per un Danny's, una catena di fast food aperti 24 ore al giorno, dove si trova di tutto.

Io ordino un'insalata di pollo alla griglia con mele e lamponi tostati e sopratutto un Pacific Chiller. Una ottima bevanda a base di Sprite e al gusto di cocco, banana, lime e arancia...

The Pacific Chiller
Finita la cena e salutatici, partiamo con calma lungo la route 50, verso nord; dopo un'oretta siamo a Carson City, capitale del Nevada.

Carbon City é la classica cittadina lungo la strada di derivazione selvaggio west.

Adesso peró la strada é a 4 corsie...

Localizzato l'albergo, sistemiamo le nostre cose, ci facciamo una doccia e andiamo a finire la serata davanti ad una birra e un gin tonic al casinó di fronte (siamo in Nevada, lo stato del gambling legalizzato, quindi c'é almeno un casinó in ogni luogo abitato).

28-07-2012 - Giorno 6

Oggi si va in California e, visto che partiamo da Newark, dobbiamo attraversare la cittá e quindi abbiamo solo un paio d'ore libere.

Giuste giuste per fare un ultimo tuffo a Manhattan per vedere la cattedrale di San Patrizio e il mercatino del sabato sulla ottava avenue (con classica one dollar lemonade).

One dolla
Il tragitto verso Newark non é stato del tutto agevole, complici le scarse indicazioni alla Pennsilvanya Station, ma dopo una bella sudata ce l'abbiamo fatta.

Anche a Newark non si capisce bene dove imbarcare le valigie, ho delle indicazioni che poi vengono piú volte disattese dal personale di terra della United. Alla fine capiamo che la valigia va imbarcata fuori. Si proprio all'entrata. Da un officer di colore che non sembra molto sveglio, anche se é lesto a chiedere la mancia ("tranquilli: ve le tratto bene"), che sarebbe vietata dal suo datore di lavoro ma, siccome ho un brutto presentimento, gli scucio questi 7 dolla ché non si sa mai...

Il nostro viaggio verso Sacramento prevede uno scalo a San Francisco, dove saliamo su un EMB 120 Brasilia, un piccolo aereo bielica da 30 persone inclusa la hostess Lateena Johns, che a vederlo non ispira fiducia ma che ci porta finalmente a Sacramento durante il tramonto.
Salendo butto un tragico sguardo alle valigie e per un attimo mi scopro a pensare che non vedo le nostre.
Ma mi sarò sicuramente sbagliato, mi dico...

Quasi un Cessna...
Una volta sbarcati, ho la conferma che i presentimenti spesso sono fondati: le nostre valigie non sono arrivate con noi.

Probabilmente sono rimaste a Frisco (o Sanfra, come mi dice la tizia del desk) perché, banalmente, sull'EMB 120 non ci stavano.
Ecco perché non le avevo viste salire...

Domattina sapremo.
Intanto veniamo presi in carico dalla gentilissima e simpaticissima zia Bertilla ed andiamo a nanna.



27-07-2012 - Giorno 5

É venerdí, domani si parte per Sacramento.

Non resta quindi che affrontare il Met. Il GIGANTESCO Met, come si diceva 2 giorni fa.

Pensavo che il Louvre fosse grande, ma il Met lo é altrettanto, se non di piú, per quanto sembri impossibile. Visto dal parco mi aveva fatto impressione, ma da dentro...

Anche qui l'entrata é agevole, grazie all'acquisto anticipato e all'iPad.

Sistemata la clip di latta sul colletto della t-shirt, affrontiamo le innumerevoli stanze, decidendo di passare superficialmente sulle cose note e/o poco interessanti (tipo centinaia di statue qualsiasi di epoca romana), soffermandoci bene sulle opere e nelle sezioni piú interessanti.

Quest'oggi l'opera di ripristino delle funzioni vitali viene ottemperata da un roast-beef sandwich e da un succo di melone sulla rooftop terrace, con vista sul Central Park ("please, don't stand on the benches!"). Ché il ristorante qui é roba da members, mica pizza e fichi come da quei "pezzenti" del MoMa.

Finita la visita del museo, siamo troppo stanchi per affrontare il Rose Center etc. e quindi optiamo per la Morgan Library.

Scopriamo solo una volta arrivati (ore 5.50pm) che il venerdí l'entrata é gratuita dopo le 7pm. Ovviamente mica siamo figli del Papa per buttare 'sti 50 dollari, senza aspettare un'oretta, no?

Ecco.

Che si fa per passare questa oretta? Passeggiatina fino al Madison Square Garden e ritorno!

Divorzio pronto in 3...2...1...

Da ignorante pensavo che la Morgan Library fosse semplicemente una antica biblioteca denominata "Morgan". E invece no: la Morgan Library é, letteralmente, la biblioteca del signor Pierpont Morgan. Lo studiolo del signor Morgan.

Avete presente J.P. Morgan? Morgan - Stanley? Ecco, lui. The founder.

(Gente con soldi. Tanti soldi)

Talmente tanti da farsi ristrutturare l'edificio da Renzo Piano. Talmente tanti da avere tra copie della Bibbia stampata da Gutenberg. Le prime mai stampate.

Seguiranno foto.

La giornata finora piú stancante del viaggio finisce con un fantastico hamburgher e una birra newyorchese in un pub poco lontano, con annessa visione della cerimonia di apertura dei giochi olimpici (fantastico il Beckham tedoforo che guida un motoscafo tamarrissimo lungo il Tamigi. 007 non sei nessuno).



venerdì 27 luglio 2012

26-07-2012 - Giorno 4

Ormai siamo clienti fissi di Ms. Dahlia's ( http://dahliascafe.com/ ).

Stamattina peró piove e quindi torna utile l'ombrellobe da 10 dollari preso da un ambulante vicino al Rockefeller.

Oggi decidiamo di dedicare buona parte della giornata alla visita del MoMa, arrivandoci quasi direttamente in metro.

Una volta arrivati, capiamo che sarebbe stato meglio acquistare i biglietti online, ergo abbiamo bisogno di un accesso wireless comodo.

Ed ecco che ci dirigiamo comodamente al Rockefeller Center per usufruire del wireless libero dell'androne e comprare due biglietti mobile (ti compri il biglietto e poi all'entrata lo fai vedere al personale direttamente dal tuo iPhone/iPad... evito facili commenti entusiastici). Il tutto si traduce effettivamente in un risparmio di fila notevole.

Lo facevo piú piccolo, il MoMa. Invece dopo la ristrutturazione del 2004 (ad opera dell'architetto giapponese Yoshio Taniguchi - ho fatto i compiti) é una struttura di 58.000 metri quadri su cinque piani, anche se quelli veramente importanti sono gli ultimi due.

Tra il quinto e il quarto piano il nostro stomaco reclama attenzione. Valutiamo cosí le opzioni atte a soddisfarlo, optando per il ristorante (abbiamo ormai una consolidata esperienza - positiva - dei ristoranti dei musei).

Il ristorantino, in realtá, é la Bar Room del The Modern (http://www.themodernnyc.com): un ristorante chic (con prezzi abbordabilissimi) con una simil-nouvelle cuisine franco-statunitense.
(très chic)
Si, lo so che detta cosí non si capisce una fava... Peró é tutto ottimo. Con MasterCard.

Nel museo ci sono talmente tante cose da vedere che ci rimaniamo piú di 5 ore, compreso il pranzo.

Usciti dal MoMa, iniziamo ad essere un pelino stanchi e quindi optiamo per finire il tardo pomeriggio in cittá e poi ritirarci a Brooklyn dopo un fast food.

Che si fa nelle prossime due ore? Si va da Macy's - "the largest store in the world" - la versione americana dei Lafayette/Harrods.

Americana in tutti i sensi. Innanzitutto perché é enorme (si estende, lungo la 36esima, dalla sesta alla settima avenue: un intero isolato!). E poi perché ci si trovano sia ottime occasioni per qualsiasi cosa, sia americanate allucinanti.

Adesso capisci perché in giro vedi tanta gente che sembra scappata di casa...

La serata finisce con un Memphis BBQ Hamburgher e un Chicken grilled Hamburgher al BurGer KinG (che io confidenzialmente pronuncio con la G dura, alla romana).

mercoledì 25 luglio 2012

25-07-2012 - Giorno 3

Il tour delle isole.

Ecco cosa ci aspetta stamattina, ma arriviamo direttamente a Battery Park in metro eh. Basta km a piedi! Detto, fatto.

Visto che ieri sera, tra passeggiata e cena, siamo andati a letto piú tardi (e ancora piú stanchi), stamattina siamo riusciti a fare di nuovo colazione da Ms. Dahlia's (nel senso che ci siamo alzati piú tardi).

Raggiunto Castle Clinton ci imbarchiamo senza troppe complicazioni verso Liberty Island e poi Ellis Island. Visto che non ci é parso molto sensato perdere tempo con la vecchia francesona di rame, ci siamo limitati a guardarla dal battello e abbiamo proseguito subito verso Ellis, senza nemmeno scendere alla prima fermata.

E abbiamo fatto benissimo perché la visita ragionata di Ellis Island richiede almeno tre ore; tra ricostruzioni storiche, spiegazioni sulle vecchie leggi d'immigrazione, centinaia di foto di immigrati, oggetti, riflessioni...

Per chi non lo sapesse, Ellis Island é stato il punto di approdo degli immigrati negli Stati Uniti per quasi un secolo. Da lì sono transitati piú di 12 milioni di immigrati.

Consigliatissimo anche questo. Specialmente agli americani stessi: tutti gli statunitensi dovrebbero far visita ad Ellis Island una volta raggiunta l'etá della ragione. Cosí capirebbero da dove vengono.

L'edificio principale di Ellis Island
Terminata la visita, vorremmo andare a mangiare un pastrami sandwich da Kat's. Ma, dopo qualche viaggio a vuoto con la Metro, col Kat's che troviamo un modo per raggiungerlo e quindi, scazzatissimi, saliamo fino all'incrocio fra 5a e 59esima in cerca di un qualsiasi posto decente dove pranzare.

Vista la fame e la stanchezza, facciamo finta di non vedere il cubo Apple né FAO Schwarz e ci imbuchiamo in un ottimo fast food bio, rifocillandoci a dovere.

Rìnati, facciamo la doverosa visita al cubo di vetro (passando per un Nike Store di cinque piani), ma sopratutto al paradiso dei bambini (FAO Schwarz). Caro Filippo, ti ho pensato molto.

Con un sacchetto di caramelle di ogni tipo in mano, ci incamminiamo verso Grom (all'angolo opposto di Central Park - Columbus Square) per un gelatino bio, quando ci si materializza davanti agli occhi il desiderio del giorno precedente: il noleggio della bicicletta!

Un'ora piú tardi siamo dalla parte opposta di Central Park (in senso longitudinale, stavolta), sudati come dei salmoni nella risalita di un fiume, ma soddisfatti.

"Dai, vai avanti tu." "Aspetta un attimo...non ho abbastanza spazio di manovra..."
Central Park é immenso: una cittá nella città. Ma grazie alla bici la prospettiva cambia e passa la paura (che riaffiora solo per qualche istante, costeggiando il MET e valutandone la dimensione mastodontica nell'ottica della futura visita, fra due giorni).

Assaggiato il gelato di Grom e riconsegnate le bici, decidiamo che siamo troppo stanchi per tentare di fare come ieri sera e quindi optiamo per una cena di facile accesso prima di tornare definitivamente all'appartamento.

Puntiamo il nostro faro verso il Chelsea Market, un grande edificio di mattoni tra la 15esima strada e la 9a avenue che ospita diversi negozi e ristorantini non convenzionali fra i quali c'é The Lobster Place (grazie del consiglio Gian!).

Risolto anche l'equivoco dell'esatta ubicazione del Chelsea Market (é appunto una decina di strade piú a sud della 26esima, dove noi ci siamo fermati con la Metro confidando nella scritta "Chelsea" sulla mappa.... No comment...), ci godiamo la nostra cena composta da un sandwich di aragosta per me e da una fettina di salmone in umido su un letto di Cous Cous per Anna.
Sublime.
Vale il prezzo del biglietto aereo.

Please, don't touch the lobsters


24-07-2012 - Giorno 2

Don't worry, siamo qui.

Ero semplicemente troppo stanco per scrivere, stanotte.

Stamattina, visto che ieri ci siamo addormentati presto, siamo partiti presto con l'ottimo proposito di raggiungere Manhattan a piedi, via Brooklyn Bridge. Se il buongiorno si vede dal mattino...

Essendo le 0720 ora locale, tutti i bar vicino casa sono ancora chiusi e quindi aspettiamo di trovare un locale vicino all'entrata del percorso pedonale del ponte.

Da Celeste's, il classico pub da colazioni americano che si vede in mille film, siamo costretti a prenderci questi tre pancakes serviti con burro, sciroppo d'acero e fragole, accompagnati con the al limone, succo d'arancia e un bicchierone d'acqua ghiacciata (fornitoci d'ufficio al nostro arrivo). Buonissimi i 4 pancakes... Si erano 3 ma uno l'ho acquisito da Anna che non ce la faceva piú. Io si. Del resto non si lascia nulla nel piatto, è sinonimo di maleducazione...

Raggiunto finalmente il ponte si ha un colpo d'occhio pazzesco su Manhattan e ovviamente sulla parte sud dell'East River. Vale veramente la pena di farsi la sfacchinata, credetemi. E poi é ottimo per digerire i pancakes.

Corsettina mattutina
Arrivati sull'altra sponda ci si trova di fronte alla City Hall (il municipio) che al momento é in fase di restauro.

Decidiamo quindi di andare verso sud: essendo una bella giornata potremmo fare il tour di Ellis & Liberty Island. Ci incamminiamo dunque lungo Broadway entrando subito nella Cappella di San Paolo che si situa tra Broadway e il Wolr Trade Center e, come fanno notare i memorial totems all'interno, é stata miracolosamente risparmiata dai crolli. Ecco perché é diventato un 9/11 memorial fatto chiesa. Toccante, ma all'americana, ovviamente.

Un po' piú a sud entriamo nel distretto finanziario ed é subito orgia nippogiappo: nella notte devono esserci stati sbarchi di turisti dal Giappone.

Ci muoviamo tra l'invasione di occhi a mandorla per fare le classiche foto al bandierone di Wall Street e della statua di Giorgio Washington davanti alla Federal Reserve (le due sono quasi una di fronte all'altra).

Continuando verso Castle Clinton (l'imbarco per i tour delle isole), ci sarebbe il toro di bronzo, ma é praticamente nascosto da torme di ragazzini nippogiappi e quindi lascio la foto a quando il Sol levante si sarà dignitosamente ritirato dalla pugna.

Arrivati a Castle Clinton dopo una piccola sosta ristoratrice sulle panchine di Battery Park, compriamo il biglietto per il tour delle isole (Liberty ed Ellis) ma, vista la fila chilometrica sotto il solleone all'imbarco, decidiamo di tornare l'indomani mattina (il biglietto puó essere utilizzato entro 3 giorni dall'acquisto).

Dopo un'altra micrososta torniamo da dove siamo venuti, incamminandoci lungo Broadway e fermandoci a pranzare ad un fast food di Sushi (perché non ne fanno anche da noi...?). Ti prendi la vaschetta, la bibita, paghi e ti siedi a mangiare senza romperti troppo le palle. Fantastico, anche perché il pesce é fresco e la vaschetta te l'hanno appena preparata sotto i tuoi occhi.

Dopo pranzo che si fa? Si cammina, é ovvio!

Quindi prendiamo la metro e scendiamo ad Union Square e da lí, dopo un rinvigorente the verde di Starbucks (con relativa prenotazione su internet di due biglietti per l'Empire State Building - sempre usufruibili entro 3 giorni), risaliamo lungo Broadway.

"Dai, lí avanti c'é il Flatiron Building, facciamo due passi...". Bello il Flatiron, spero che le foto siano effettivamente belle come sembravano dal display della reflex.

Il Flatiron Building
"Dai l'Empire é lí davanti, a 'sto punto abbiamo i biglietti...andiamoci oggi".

A questo punto vi invito a consultare una mappa di New York: da Union Square all'E.S.B. sono circa 20 streets e 3 avenues. Ma la giornata é ancora ben lungi dal finire.

Essendo adesso nel "club del 102", posso dirvi che l'Empire State Building é una visita OBBLIGATA per chi va a New York. Dal 86esimo, ma ancor di piú dal 102esimo piano si domina tutta la cittá e si inizia a capire bene come é fatta. Una vista veramente mozzafiato. Ci si rimarrebbe delle ore. E infatti tra code all'entrata, controlli stile aeroporto, altra coda prima degli ascensori (corredata da filmatini in stile cartone animato di Batman che spiegano quanta energia si possa risparmiare ristrutturando i grattacieli), ci si rimane effettivamente delle ore.

Ecco come passare un pomeriggio. Consigliatissimo, anzi d'obbligo.

La vista dal 102esimo, verso nord
Fattasi 'na certa, ritorniamo in appartamento per lavarci, riposarci un pochino e preparaci per fare la nostra prima serata in città (visto che la prima sera eravamo distrutti dal viaggio e la seconda ci siamo addormentati presto).

Sbrigata la toeletta, consultiamo le nostre guide e decidiamo di andare da tale Broadway Joe a mangiarci una bistecca come si deve.

E qui si consuma la perla della giornata.

Dovete sapere che evidentemente sto invecchiando e, complice anche la stanchezza, la sera ho dei cali di vista sensibili (ed ovviamente sono troppo orgoglioso per inforcare gli occhiali prima di leggere...).

L'indirizzo di Broadway Joe sarebbe 315 West 46 St. Cioé sulla 46esima strada, nel lato Ovest al numero 315.

Io peró non ho dato peso a quel numero civico (pensando che in una street i numeri civici siano univoci) e invece di St. Ho letto 5st. per cui ho interpretato che il ristorante si trovasse vicino all'incrocio tra la 46esima strada e la 5a avenue. How conveniently due strade prima c'é la fermata della metro a Grand Central. Facilissimo: si scende a Grand Central Station (42esima strada), si sale di 4 e siamo lí...

Invece non sapevo che dalla 1st street in su (a dirla tutta vale giá da Houston street), tutte le strade vengono divise in due lati (est ed ovest) dalla quinta avenue e le numerazioni dei civici partono da zero, ambo i lati, proprio dalla quinta avenue.

Quindi per chi non avesse ancora capito, all'angolo tra la 5a avenue e una qualsiasi street c'é il civico numero 0 sia sul lato est sia su quello ovest (da una parte e anche da quella oposta a 5a avenue).

Detto questo potete immaginare quanti isolati disti il numero TRECENTOQUINDICI dallo 0, cioé da dove pensavo che fosse il ristorante.

Piú di metá città da est ad ovest.
A piedi.
Dopo tutto il resto dei km fatti durante il giorno ( vi ricordate il ponte di Brooklyn? Tutta la zona di Wall Street andata e ritorno? Da Union Square all'Empre State - grattacielo compreso)? Ecco.

Vacanze rilassate, si diceva.
Invece ho rischiato il divorzio...

E pensare che vedendo per la prima volta la cittá di notte avevo pensato "Sembra piú piccola, illuminata". Sembra.

Comunque la bistecca era buonissima, nonostante il cameriere pseudoitaliano potesse far pensare ad una bidonata.



lunedì 23 luglio 2012

23-07-2012 - Giorno 1

Dicevo che l'appartamento ci piace. Beh appena spenta la luce ci (mi) é piaciuto un po' meno. Idem stamattina alle 0615 circa. Tutto bene eh, peccato che non ci siano tapparelle o imposte: niente tranne delle tende bianche semitrasparenti (tipo quelle usate sopra i letti negli ospedali africani per proteggere i malati dalle punture di zanzara malarica).

Va beh poco male, la stanchezza aiuterà il sonno. Stanotte almeno lo ha fatto.

La sveglia con luce naturale ci ha permesso di essere operativi presto e ció é stato un bene, visto che ci siamo ripromessi di non fare un'altra vacanza sullo stile dei massacranti 4 giorni e mezzo a Parigi da neo sposi.

Dopo un'ottima doccia (ma sono sicuro che la vasca da bagno non incontrerebbe i favori di qualcuno di mia conoscenza...ma forse nemmeno il contesto) e 10 dollari di colazione da Ms. Dahlia's (di cui 4 solo del mio cappuccino... da domani si passa al the...) ci tuffiamo nella Grande Mela, destinazione Guggenheim (vacanza rilassata, si era detto...).

Raggiunta Manhattan in metro (il biglietto unlimited per 7 giorni costa $29 contro i $2.25 della corsa singola) decidiamo di uscire subito a dare un'occhiata. Trovandoci a Fulton street, il primo impatto é giá con il nuovo Worldwide Trade Center in costruzione, oltre che con una dimensione cittadina fuori scala rispetto ai nostri precedenti parametri.

Decidiamo che fare il giro per andare a vedere le fontane monumentali (previo acquisto del pass) richiede una pianificazione piú attenta nei prossimi giorni e quindi riprendiamo la Metro fino all'86esima strada.

Il Guggenheim di New York é un'avveneristica costruzione degli anni '50 dello scorso secolo che é all'avanguardia ancora oggi. L'unico elemento che "tradisce" la sua etá é la pavimentazione: una finta veneziana grigio-biancastra che si inerpica scrupolosamente anche sui battiscopa. Non si usa più, dai.

Comunque é tutto semplicemente fantastico. Probabilmente lo scriveró ancora. Il bianco della struttura e la disposizione delle non troppe opere lungo le rampe concentriche ha qualcosa di magico e ipnotico. Senza contare Kandinsky.

Dopo il Guggenheim andiamo a saggiare Central Park. Lo slancio iniziale prevedeva di attraversarlo da nord a sud fino ad uscirne.

Quasi due ore e quattro hot dogs dopo (e dopo averne attraversato nemmeno un quinto...), abbiamo pensato che era meglio rimanere all'idea di "vacanza rilassata" e quindi, rimandata anche la visione del Rose Center for Earth & Space (e del planetario), abbiamo ripreso la metropolitana fino a Times Square.

Usciti a Times Square siamo stati presi a schiaffi in faccia dalla cittá mastodontica: le decine e decine di mega cartelloni luminosi, gli spettacoli di Broadway, le luci, i taxi, le bandierone luminose, turisti come formiche, negozi fantastici, il Nasdaq... Insomma un'orgia di input.

Da Times Square abbiamo visto bene di farci nove streets, quattro avenues e le stesse nove streets indietro, fino a Gran Central Station, passando per il Rockefeller Center. Una passeggiatina.

Ma quanti cacchio di soldi ha 'sto Rockefeller? Ha plasmato il volto di un bel pezzo di questa città: da non crederci.

La Grand Central é proprio Grand, ma veramente Grand. Tanto Grand che il piano sotto all'androne principale é un grandissimo ristocaffé multiplo dove si puó mangiare e bere qualsiasi cosa, dal panino al sushi, dal salmone affumicato ai pasti kosher, dallo champagne alla limonata all'agave (buonissima).

A questo punto siamo giá troppo stanchi per vedere altro e torniamo all'appartamento per riposarci un po' prima di uscire a cena... e... Hey, aspetta, dove l'ho giá sentita questa...?

E infatti qualche ora dopo eccomi qui sul divano a caricare questa pagina, dopo qualche ora di sonno profondo e con la sagoma di Anna illuminata dalle luci della strada che filtrano dalle tende.

Si insomma, tornati in appartamento, dopo una sempre ottima doccia, ci siamo addormentati come pere cotte.

Dicevo: dove l'ho giá sentita?

A Parigi...

domenica 22 luglio 2012

22-07-2012 - Giorno 0

Mi sono sposato.


Ecco perché la figura sproporzionata di un aereo su una mappa dice che il Boeing 747-400 su cui mi trovo é sopra all'Atlantischer Ozean (voliamo chez Lufthansa), mentre io ascolto incomprensibili gargarismi di musica indiana alla radio fornita dal mio bracciolo destro.

Dopo un ascolto approfondito non posso fare a meno di notare che la musica indiana ha qualche affinitá con la musica reggae... Nel senso che dopo 3-4 pezzi ti sei giá rotto le scatole e passi ad altro.

Comunque, per chi si fosse messo in ascolto solo ora, stiamo volando verso New York (e la California poi)!

Finalmente le meritate ferie.

Siamo partiti da Venezia nel primo pomeriggio, in perfetto orario verso il nostro scalo a Francoforte e senza alcun intoppo, escludendo i due bambini seduti dietro a noi (i quali hanno visto bene di commentare ad alta voce ogni maledetta fase del fortunatamente breve viaggio).

Sbarcati nell'aeroporto piú grande d'Europa secondo i tedeschi, si é subito respirata un'altra aria: niente piú accenti mestrini ma odore di würstel e bretzel.

E una serie di ciccioni muscolosi di colore ed in ciabatte in fila al nostro imbarco.

Sul Boeing siamo seduti nei posti vicino al corridoio nella fila centrale: li ho scelti pensando alla comoditá nell'alzarsi a piacimento durante il viaggio senza dover scavalcare o essere scavalcati da nessuno. É stata una buona pensata, anche perché alla mia sinistra si é seduto un colosso di 130kg, etto piú, etto meno.

Ad ogni modo riusciamo a guadagnare il suolo statunitense ("ALL NON-IMMIGRANTS AND VISITORS THIS WAY" strillato sotto li primo dei molti bandieroni a stelle & strisce che vedremo nelle prossime 3 settimane) ed a superare quasi indenni l'immigration (il simpatico poliziotto Geslak ha voluto a tutti i costi sapere in che senso io ed Anna formiamo una famiglia e che lavoro facciamo e no, signore, non si appoggi al desk - io mi stavo giá immaginando la sua mano sulla pistola) ed ad uscire dall'aeroporto in meno di un'ora.

Dopo un'altra oretta siamo finalmente a Brooklyn, praticamente dentro un film americano, tra Deli groceries, Ford Crown Victoria che hanno finito il rodaggio da un pezzo, furgoncini di 6 metri e Ducati taroccate con. I led sulle fiancate.

Due blocks piú in lá veniamo accolti dalla festosa Amanda, la proprietaria del "nostro" appartamento. Questa splendida ed affabile cinnamon girl ci illustra brevemente la disposizione degli ambienti spartani ma di gusto e sopratutto puliti e poi passa ad elencarci i posti in cui far colazione, cenare, comprare. Come se Brooklyn fosse una metropoli a sé stante e non un sobborgo di New York. Bellina, Amanda.

Salutata la padrona di casa decidiamo di scendere al Deli a comprare acqua e una bibita al Mango e poi predisporci a dormire, ormai é quasi mezzanotte. Possiamo ormai fregarcene del jet lag, vista anche la stanchezza del viaggio e quella accumulata in questi ultimi mesi...