venerdì 10 agosto 2012

08-08-2012 - Giorno 17

Oggi sveglia presto e partenza per San Francisco, piú precisamente per Mill Valley, vicino a Sausalito, dove alloggiamo per stanotte.

Abbiamo ancora un pochino di costa lungo il tragitto e qualche tappa prestabilita, prima di arrivare a Frisco.

La prima tappa é a Santa Cruz dove, grazie ad una passeggiata sul pontile (l'unico che c'é) abbiamo un incontro ravvicinato con i cormorani e sopratutto i leoni marini che vengono qui a riposare.

La seconda tappa é qui

Chi non sa cos'è non merita spiegazioni...

dove io lascio le ragazze al BJs locale e provo a vedere se c'é un modo per entrare.

Come giá sapevo no, non c'é: a meno di non essere invitati, l'unica possibilitá é farsi un giro nel Company Store, l'unico Apple Store in cui vendono anche vestiario griffato con la mela morsicata. Incredibilmente riesco a non comprare nulla.

Consumato un Jambalaya ultrapiccante al BJs, ripartiamo e oltrepassiamo il Golden Gate un'oretta piú tardi.

Ci fermiamo dieci minuti al vista point per fare un paio di foto al ponte e alla cottá e ripartiamo, fino a trovare il Travelodge di Mill Valley troppo presto per fare il check-in.

Quindi giriamo i tacchi e andiamo subito a vedere le famose case sull'acqua a Sausalito.

Nonostante abbiamo poche miglia da fare, ci mettiamo un po' ad arrivare: complice il raffinato senso dell'orientamento di zia Bertilla e al grido di "se c'é un Visitor Center ci sono anche dei bagni", ci troviamo in una zona demaniale militare a visitare un enorme modellino della baia di San Francisco (affluenti compresi - la zia non riconosceva il fiume Sacramento, nonostante il cartello...).

Finalmente, avendo fatto desistere la zia da un tentativo di oltrepassare un molo, troviamo l'accesso per un pontile che funge da vialetto di accesso alle case-barca.

Strambe ma di sicuro effetto, le case-barca sono iniziate a sorgere alla fine degli anni '60 dello scorso secolo in un porto di barche abbandonate. Alcuni artisti e orafi hippies squattrinati e altri senzatetto decisero di sfruttare il cavillo legale per cui pagano le tasse solo le case che sorgono sulla terraferma.

Soddisfatta la nostra curiositá per Sausalito, torniamo al motel per il check-in e guadagnare il letto per un paio d'ore.

La nostra giornata finisce dopo una cena da Piatti (dove evito accuratamente le lusinghe della pizza) e una passeggiata sulla sponda del laghetto dietro al Motel.

 

 

07-08-2012 - Giorno 16

Stamattina possiamo alzarci un pochino piú con comodo, ha detto la zia.

La troviamo giá nella zona colazione, impegnata in una conversazione con quello che poi scopriremo essere un avvocato (cosa che non era immediatamente comprensibile dalla t-shirt gialla con scritta "Mexico" su una discreta panzetta) con il quale stava dividendo uno degli sparuti tavoli disponibili.

Accettiamo la proposta della zia di andare all'acquario da soli, lasciandola riposare (del resto lei l'ha giá visto) e ritrovarci nel primissimo pomeriggio per il pranzo.

Cosí saliamo in auto e ritorniamo in Cannery Row, espletando una breve fila in quello che era un grandissimo stabilimento di inscatolamento delle sardine.

L'acquario di Monterey é decisamente grande e variegato; é diviso in varie zone tematiche fra cui la vasca dei Sea Otters, quella della foresta marina, quella del mare aperto, The Jelly Experience (con le fantastiche meduse), le vasche aperte per poter toccare pesci, mante e stelle marine, etc...

Ci coinvolgiamo talmente tanto nella visita che torniamo al motel alle 3pm, giusto in tempo per non farci dare per dispersi dalla zia.

Un hamburgher di pollo al McDrive e ripartiamo subito verso Carmel percorrendo il tragitto della 17mile Road, la strada panoramica che fa il giro del promontorio che divide Carmel da Monterey, costellato di golf club e villone da paura (e adesso capiamo come mai Clint Eastwood é finito a fare il sindaco qui: probabilmente una di queste villone é sua).

Lungo il tragitto ci fermiamo diverse volte ai vista points ed é in uno di questi che scopriamo che i simil-pini marittimi altro non sono che... cipressi! Cipressi che crescono solo qui. Ecco perché hanno tronco e foglie completamente diversi.

Dura la vita dei Carmelitani
A Carmel ce la prendiamo con comodo, passando il pomeriggio a negozietti lungo la via principale. Durante una pausa-pipí adocchiamo l'entrata posteriore del "Fornaio", il ristorante in cui siamo destinati a cenare.

Carmel é fatta cosí
Zia Bertilla dice che é una buona catena di ristoranti con cuochi italiani e in effetti al nostro tavolo troviamo una brochure in cui se la menano col fatto che il cuoco é sardo e che bello, che bello, che bello. Peccato che la pizza sia aromatizzata con il tabasco... Era meglio se ci metteva il mirto.

Finita la cena torniamo al motel, non senza una spassosa "disputa" su quale strada prendere (peraltro Carmel é immersa nell'oscurità totale, essendo priva di illuminazione stradale): l'orientamento di zia Bertilla ci regala sempre momenti di malcelata ilarità.

 

mercoledì 8 agosto 2012

06-08-2012 - Giorno 15

Pronti, colazione da Denny's e partenza!

Oggi si va fino a Monterey, cioé ben 330 miglia (circa 530 chilometri) di strada costiera (la 1): il trasferimento singolo piú lungo di tutto il viaggio.

Dal momento che a Los Angeles non c'é un granché da vedere oltre agli studios, ci limitiamo ad una passeggiata breve sulla Walk of Fame e poi partiamo .

Ce ne sono circa 2400,,,
Dopo un breve tratto di freeway, arriviamo alla 1 e non abbandoniamo piú il mare fino a sera.

Facciamo una pausa pipí a Ventura (purtroppo non vediamo le Channel Islands per colpa della foschia) e poi una lunga pausa pranzo al Ventana Grill a Pismo Beach, un bel ristorantino sulla scogliera.

La vista dal Ventana Grill verso sud
Diverse decine di miglia piú in su, dopo aver passato la zona di Hearst Castle (che si vede lassú in cima - dicono sia molto bello), la tranquilla strada costiera da film si trasforma in una serie di curve strette e saliscendi a strapiombo sul mare, molto simile alla costiera Garganica o a quella Amalfitana, solo con una vegetazione e colori completamente diversi.

Vegetazione e colori che cambiano anche lungo questa stessa strada: si passa dalle colline gialle macchiate da cespugli verdi su una costiera chiara, a cespugli simili al papiro che crescono su rocce nere a strapiombo sul mare, fino a quelli che sembrano dei pini marittimi con tronco e foglie diverse dai pini marittimi (...) nella zona di Monterey.

Quando la strada ritorna ad essere "tranquilla" si é ormai scesi a Carmel, che visiteremo domani e che da noi é conosciuta per aver avuto come sindaco nientepopodimenoche Clint Eastwood.

Subito dopo Carmel, eccoci finalmente a El Castell Motel di Monterey.

Sbrighiamo il check-in, scarichiamo le valigie e ripartiamo subito per andare a cena nella famosa Cannery Row, la strada principale di Monterey il cui nome deriva da Steinbeck, che la soprannominó cosí per via delle fabbriche di inscatolamento delle sardine (can = lattina).

Dopo un breve sopralluogo dei tre ristorantini principali, optiamo per il pub da cui proviene musica dal vivo (suona un trio di attempati bluesmen locali) e ci spariamo una Shrimp Chowder servita direttamente in una pagnotta scavata. Ottima.

Scavano il pane e ci versano dentro la zuppa di gamberi
Quindi giriamo i tacchi e andiamo a letto, le 330 miglia si fanno sentire tutte e trecentotrenta.

 

05-08-2012 - Giorno 14

Ormai sono un esperto preparatore di Waffles: raccogli il preparato in un bicchiere, spruzzi il Waffle Off su ambo i lati della piastra, versi il preparato sulla piastra fino a coprirla tutta, la chiudi e la giri, aspetti due minuti e mezzo e il Waffle é pronto per essere imburrato o bisunto di maple syrup.

Oggi non abbiamo troppa strada da fare: un paio d'ore per arrivare a Los Angeles e piú precisamente

Qui.
Gli Universal Studios sono un grande parco divertimenti costruito attorno agli studios veri e propri. Tra le varie attrazioni ci sono: il trenino che fa il giro del parco attraverso i vari stage di posa (con spiegazioni ed esempi, fra cui un'esperienza in 3D con King Kong ed i dinosauri), Simpsons: The Ride (si sale su un vagoncino per un viaggio virtuale su un rollercoaster basato sui Simpsons), il classico viaggio nel mondo di Jurassic Park attraverso un finto ruscello (ci si bagna parecchio), la casa degli orrori, lo stage in cui spiegano le basi degli effetti speciali interagendo col pubblico, lo show a tema Waterworld (con la ricostruzione acquatica del set del film), e quelli basati su Terminator 2 (in 3D e con interazione con attori in carne ed ossa), Transformers, La Mummia e Shreck. Piú altri spettacolini tra cui quello dei Blues Brothers, con attori/cantanti che impersonano Jake, Elwood e Aretha Franklin.

Insomma una giornata per bambinoni appassionati di cinema, in mezzo ad un disastro di gente e bambini veri e propri.

Comunque é tutto organizzato in maniera impeccabile e anche le code sono sopportabilissime, vista anche la presenza di spruzzatori di vapore acqueo per alleviare il caldo.

Passiamo qui tutta la giornata, reggiungendo il motel giusto in tempo per una quasi frugale cena dal Denny's comodamente situato accanto (e vai di Strawberry Lemonade!).

A letto presto perché domani ci aspetta il trasferimento piú lungo di tutto il viaggio.

04-08-2012 - Giorno 13

Che si fa a San Diego?

Visto che il famoso quartiere vecchio, tanto nominato da zia Bertilla, non si trova (nel senso che secondo me é il Gaslamp Quartier, mentre la zia dice che non é quello perché lei si ricorda altre cose) nel frattempo "che ne dite ragazze, andiamo a vedere se la portaerei é visitabile...?" (ovviamente ne ero giá sicuro, avendo consultato i mille flyers al motel).

Welcome aboard!
Dieci minuti dopo prelevo la mia audio guida inclusa nel prezzo ed iniziamo il tour della USS Midway.

La Midway é una portaerei di classe Midway (per l'appunto), con un equipaggio di 4500 uomini e un centinaio di velivoli, tra aerei ed elicotteri; lunga 300metri e larga 70 nel punto di maggior larghezza. É la prima portaerei ad aver preso servizio dopo la seconda guerra mondiale (esattamente nel 1945) e si é sciroppata la guerra in Corea, la guerra del Vietnam, il periodo della guerra fredda e il primo conflitto in Iraq: 47 anni di onoraro servizio.

Il tour dura circa 3 ore e si dipana attraverso tutti i punti nevralgici della nave: i vari corridoi con le porte stagne, le cuccette, il ponte riparazioni, le ancore, la sala macchine con i 12 boiler del vapore per i 4 motori, le sale briefing dei vari squadroni, quelle di preflight per piloti ed elicotteristi, la sala di esposizioni di tutti i modellini di elicotteri americani mai saliti sulle portaerei, le stanze degli ufficiali e quelle dell'ammiraglio, il ponte di comando e sopratutto la pista di decollo/atterraggio.

Saliti sulla pista si possono ammirare tutti i modelli di aerei che hanno preso servizio sulla portaerei (eccetto il primo che é sotto, nel ponte delle riparazioni, vicino all'entrata): un appassionato di aerei da combattimento (che ne costruiva i modellini in plastica, da bambino) non puó far altro che rimanere estasiato.

Vediamo chi lo riconosce: la risposta é facilissima
Anche perché non ci sono solo gli aerei e gli elicotteri veri, ma ci sono i top gun che hanno realmente prestato servizio sulla Midway, i quali impiegano il loro tempo libero (o da pensionati) per spiegare ai visitatori cosa vuol dire pilotare uno di questi mostri e sopratutto quanto sia difficile atterrare su una pista cortissima e in costante movimento. Fantastico.

Tom e il suo F4 illustrano il sistema di aggancio e le luci di tracciamento della traiettoria di atterraggio
Scesi dalla Midway dopo un'insalata di pollo al Fantail Cafè (il bar ricavato nello specchio di poppa) e un giro in auto nella penisola di Coronado (la zona balneare cool di San Diego), la zia Bertilla é giustamente intenzionata a trovare il quartiere fantasma.

Il metodo preferito della zia per trovare un posto (o qualsiasi altra cosa) non é la consultazione delle cartine o delle indicazioni, bensí la richiesta verbale di informazioni a chiunque si trovi a tiro; cosa che risulta veramente efficace ma che spesso é ridondante, specialmente quando basterebbe fidarsi dei cartelli (tipo se c'é un cartello con scritto "RESTROOMS" a caratteri cubitali e una freccia verso destra, molto probabilmente i bagni sono in quella direzione...) o delle indicazioni del TomTom. In questo caso quello della zia era l'unico metodo valido, visto che nessuno di noi sapeva cosa stessimo cercando.

Grazie appunto alle indicazioni di un paio di persone, scopriamo che la nostra prossima tappa altro non é che il Balboa Park ed é dall'altra parte della cittá.

Il Balboa Park non c'entra con Rocky ma prende il nome dal conquistador Vasco Núñez de Balboa ed é una grande area verde al cui interno si trovano i musei cittadini, aree di ristoro, giardini botanici, l'organo Spreckels, varia umanitá e anche diversi matrimoni, tutto in stile messicano.

Balboa Park
Nel giardino botanico ci sono fiori e piante mai visti prima
Un altro bell'uccellone
Dopo un paio d'ore decidiamo saggiamente di non andare ad Escondido prima di cena ma di tornare giú in centro, trovare con calma un posto in cui cenare e quindi andare a dormire sul presto, visto che domani sará una giornata intensa (dove l'ho giá sentita..?).

 

lunedì 6 agosto 2012

03-08-2012 - Giorno 12

San Diego, nostra prossima meta, dista circa 350 miglia da Las Vegas (circa 560km). Un bel pezzo di strada attraverso la parte sud del deserto del Nevada, lungo la freeway 15, costeggiando per un po' anche la riserva indiana del Mojave (una zona di colline desertiche dove la vegetazione é fatta di cespugli e qualche cactus: che culo 'sto indiani...). 

Arriviamo ad Escondido, paesotto a 30 miglia a nord di San Diego in cui dormiremo le prossime due notti, verso le 4 del pomeriggio. Prendiamo possesso delle camere e ci rilassiamo un'oretta nella piscina del Motel Mediterán che, contrariamente a quanto ci si aspetterebbe non é gestito da italiani o greci o nordafricani, bensí da indiani (quelli veri, non i pellerossa).

 

Verso le sei di sera risaliamo in auto e andiamo a cenare a San Diego, per dare anche un primo sguardo alla cittá. Cittá che é abbastanza diversa da quelle viste finora e anche da come ce l'aspettavamo.

 

Pur essendo una cittá di mare, non é assolutamente sviluppata sul porto, che anzi é lontano.

Il centro cittá vede alternarsi grattacieli ultramoderni ed edifici bassi dei primi anni del '900 (fra cui anche quelli piú storici nel Gaslamp Quarter), una mistura abbastanza inusuale.

 

Dopo una veloce cena ad una specie di rosticceria cinese e una passeggiatina in zona Broadway (molte cittá americane hanno una via nevralgica chiamata Broadway che attraversa la città), ritorniamo ad Escondido; non prima di aver adocchiato una portaerei che sembra visitabile attraccata vicino al Broadway Pier...

domenica 5 agosto 2012

02-08-2012 - Giorno 11

Dopo il Grand Canyon, oggi si scopre Las Vegas.

Decidiamo di saltare la colazione e di consumare il brunch al famoso buffet del Bellagio, tanto decantato dalla zia Bertilla (la quale, come avranno capito i piú attenti, é una habitué di Las Vegas).

Saliamo quindi sul solito autobus e ci dirigiamo con calma al Bellagio, il casinó piú curato ed elegante di tutta Las Vegas.

Il soffitto della Hall é coperto da fiori di vetro
Entrando nella sfarzosa hall, noto subito l'assenza del fastidioso odore che si sente entrando in molti altri posti (anzi qui l'aria é lievemente addizionata di profumi) e, iniziando a camminare per trovare il buffet, capisco finalmente da cosa deriva quell'odore: é la moquette! Moquette che infatti qui al Bellagio é quasi completamente assente.

In attesa di capire da che parte é il buffet, visitiamo un grande chiostro coperto, ornato di fiori di ogni tipo e altre amenitá: una specie di spettacolare giardino vagamente in stile francese.

C'é persino il faro!
Finalmente riusciamo ad orientarci (quello dell'orienteering é un capitolo che andrá trattato a parte...) e a trovare 'sto famoso buffet.

Dopo una breve attesa in fila finalmente accediamo al paradiso in terra per quanto riguarda il cibo, il luogo dove ho rispolverato gli antichi fasti di mangiatore da competizione. C'é ogni tipo di pietanza: dai pesci affumicati a quelli fritti, dal cibo cinese a quello messicano, frutta, dolci, verdure... Insomma ne siamo usciti quasi due ore piú tardi gonfi come otri.

Finito il banchetto, iniziamo il lungo tour di Casinó, inframezzato da una C.S.I. Experience (un mistery game in cui si é un agente della polizia scientifica che deve analizzare la scena del crimine, le prove, le impronte, il referto dell'anatomopatologo) al casinó MGM Grand (quello a tema cinematografico), che ci riempie la giornata fino ad ora di cena.

Nel nostro lungo tragitto ne vediamo di tutti i colori: come dice la zia Bertilla, questa é veramente la cittá delle cazzate meravigliose.

Resterebbe solo da vedere Fremont Street, la via principale della parte vecchia, quella coperta da un gigantesco schermo a led a volta. Che appunto vediamo dopo un'altra cena al buffet dello Stratosphere.

Non rende l'idea
Quest'ultima passeggiata ci da la mazzata finale di una giornata faticosissima, visti i km fatti passeggiando e le molte ore in piedi. Cosí torniamo allo Stratosphere per guadagnare il letto.

Anche se poi a letto ci va solo Anna: io e la zia ci diamo appuntamento 10 minuti dopo per scendere a giocare (é l'ultima sera a Las Vegas e voglio provare di persona cosa significa il gambling).

Tre ore piú tardi, dopo una buona bastonata e due gin & tonic serviti direttamente alla slot machine, prelevo la zia Bertilla esattamente dove l'avevo lasciata e vado anch'io a letto, sicuro che con il,gambling ho chiuso.

Avevo deciso di provare di persona, per vedere se la mia scarsa considerazione del gioco d'azzardo sarebbe stata confermata o avrei cambiato idea, abbracciando la tesi di zia Bertilla, cioé che é un'atttività anche divertente.

Inizio puntando poco alla volta e vincendo e perdendo poco alla volta, mantenendomi piú o meno in pari.

Quando sto per alzarmi e andarmene, mi si siede vicino un americano del sud, con moglie, nuora e genero. Questi maledetti iniziano a puntare forte, vincendo tanto. É lí che mi vengono in mente le storie di chi va a Las Vegas e si paga la vacanza con le vincite del gioco. Penso: puó succedere anche a me, visto che anche questi stanno vincendo molto.

Invece inizio a perdere, e perdere. Ogni tanto vinco, ma poco. E allora continuo a giocare ancora, tentando di rivincere almeno quello che ho perso, pensando al fatto che non esiste la fortuna ma é solo una questione di statistica, sebbene le regole del gioco siano a mio sfavore.

Ovviamente perdo ancora, fino a quando decido di fermarmi, visto che sono giá fuori dal budget inizialmente destinato all'eventuale perdita.

Durante tutto questo non mi diverto assolutamente, nemmeno quando vinco.

É una grandissima rottura di palle, ed é anche molto triste: mentre il tuo vicino si esalta con urlettini e chiama la ruota della fortuna affinché esca il moltiplicatore piú alto, io sono quasi in stato catatonico che spingo il pulsante della puntata e mi sento anche molto solo.

No, decisamente il gambling non mi diverte. Confermatissima la mia idea iniziale.