venerdì 10 agosto 2012

07-08-2012 - Giorno 16

Stamattina possiamo alzarci un pochino piú con comodo, ha detto la zia.

La troviamo giá nella zona colazione, impegnata in una conversazione con quello che poi scopriremo essere un avvocato (cosa che non era immediatamente comprensibile dalla t-shirt gialla con scritta "Mexico" su una discreta panzetta) con il quale stava dividendo uno degli sparuti tavoli disponibili.

Accettiamo la proposta della zia di andare all'acquario da soli, lasciandola riposare (del resto lei l'ha giá visto) e ritrovarci nel primissimo pomeriggio per il pranzo.

Cosí saliamo in auto e ritorniamo in Cannery Row, espletando una breve fila in quello che era un grandissimo stabilimento di inscatolamento delle sardine.

L'acquario di Monterey é decisamente grande e variegato; é diviso in varie zone tematiche fra cui la vasca dei Sea Otters, quella della foresta marina, quella del mare aperto, The Jelly Experience (con le fantastiche meduse), le vasche aperte per poter toccare pesci, mante e stelle marine, etc...

Ci coinvolgiamo talmente tanto nella visita che torniamo al motel alle 3pm, giusto in tempo per non farci dare per dispersi dalla zia.

Un hamburgher di pollo al McDrive e ripartiamo subito verso Carmel percorrendo il tragitto della 17mile Road, la strada panoramica che fa il giro del promontorio che divide Carmel da Monterey, costellato di golf club e villone da paura (e adesso capiamo come mai Clint Eastwood é finito a fare il sindaco qui: probabilmente una di queste villone é sua).

Lungo il tragitto ci fermiamo diverse volte ai vista points ed é in uno di questi che scopriamo che i simil-pini marittimi altro non sono che... cipressi! Cipressi che crescono solo qui. Ecco perché hanno tronco e foglie completamente diversi.

Dura la vita dei Carmelitani
A Carmel ce la prendiamo con comodo, passando il pomeriggio a negozietti lungo la via principale. Durante una pausa-pipí adocchiamo l'entrata posteriore del "Fornaio", il ristorante in cui siamo destinati a cenare.

Carmel é fatta cosí
Zia Bertilla dice che é una buona catena di ristoranti con cuochi italiani e in effetti al nostro tavolo troviamo una brochure in cui se la menano col fatto che il cuoco é sardo e che bello, che bello, che bello. Peccato che la pizza sia aromatizzata con il tabasco... Era meglio se ci metteva il mirto.

Finita la cena torniamo al motel, non senza una spassosa "disputa" su quale strada prendere (peraltro Carmel é immersa nell'oscurità totale, essendo priva di illuminazione stradale): l'orientamento di zia Bertilla ci regala sempre momenti di malcelata ilarità.

 

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