domenica 5 agosto 2012

02-08-2012 - Giorno 11

Dopo il Grand Canyon, oggi si scopre Las Vegas.

Decidiamo di saltare la colazione e di consumare il brunch al famoso buffet del Bellagio, tanto decantato dalla zia Bertilla (la quale, come avranno capito i piú attenti, é una habitué di Las Vegas).

Saliamo quindi sul solito autobus e ci dirigiamo con calma al Bellagio, il casinó piú curato ed elegante di tutta Las Vegas.

Il soffitto della Hall é coperto da fiori di vetro
Entrando nella sfarzosa hall, noto subito l'assenza del fastidioso odore che si sente entrando in molti altri posti (anzi qui l'aria é lievemente addizionata di profumi) e, iniziando a camminare per trovare il buffet, capisco finalmente da cosa deriva quell'odore: é la moquette! Moquette che infatti qui al Bellagio é quasi completamente assente.

In attesa di capire da che parte é il buffet, visitiamo un grande chiostro coperto, ornato di fiori di ogni tipo e altre amenitá: una specie di spettacolare giardino vagamente in stile francese.

C'é persino il faro!
Finalmente riusciamo ad orientarci (quello dell'orienteering é un capitolo che andrá trattato a parte...) e a trovare 'sto famoso buffet.

Dopo una breve attesa in fila finalmente accediamo al paradiso in terra per quanto riguarda il cibo, il luogo dove ho rispolverato gli antichi fasti di mangiatore da competizione. C'é ogni tipo di pietanza: dai pesci affumicati a quelli fritti, dal cibo cinese a quello messicano, frutta, dolci, verdure... Insomma ne siamo usciti quasi due ore piú tardi gonfi come otri.

Finito il banchetto, iniziamo il lungo tour di Casinó, inframezzato da una C.S.I. Experience (un mistery game in cui si é un agente della polizia scientifica che deve analizzare la scena del crimine, le prove, le impronte, il referto dell'anatomopatologo) al casinó MGM Grand (quello a tema cinematografico), che ci riempie la giornata fino ad ora di cena.

Nel nostro lungo tragitto ne vediamo di tutti i colori: come dice la zia Bertilla, questa é veramente la cittá delle cazzate meravigliose.

Resterebbe solo da vedere Fremont Street, la via principale della parte vecchia, quella coperta da un gigantesco schermo a led a volta. Che appunto vediamo dopo un'altra cena al buffet dello Stratosphere.

Non rende l'idea
Quest'ultima passeggiata ci da la mazzata finale di una giornata faticosissima, visti i km fatti passeggiando e le molte ore in piedi. Cosí torniamo allo Stratosphere per guadagnare il letto.

Anche se poi a letto ci va solo Anna: io e la zia ci diamo appuntamento 10 minuti dopo per scendere a giocare (é l'ultima sera a Las Vegas e voglio provare di persona cosa significa il gambling).

Tre ore piú tardi, dopo una buona bastonata e due gin & tonic serviti direttamente alla slot machine, prelevo la zia Bertilla esattamente dove l'avevo lasciata e vado anch'io a letto, sicuro che con il,gambling ho chiuso.

Avevo deciso di provare di persona, per vedere se la mia scarsa considerazione del gioco d'azzardo sarebbe stata confermata o avrei cambiato idea, abbracciando la tesi di zia Bertilla, cioé che é un'atttività anche divertente.

Inizio puntando poco alla volta e vincendo e perdendo poco alla volta, mantenendomi piú o meno in pari.

Quando sto per alzarmi e andarmene, mi si siede vicino un americano del sud, con moglie, nuora e genero. Questi maledetti iniziano a puntare forte, vincendo tanto. É lí che mi vengono in mente le storie di chi va a Las Vegas e si paga la vacanza con le vincite del gioco. Penso: puó succedere anche a me, visto che anche questi stanno vincendo molto.

Invece inizio a perdere, e perdere. Ogni tanto vinco, ma poco. E allora continuo a giocare ancora, tentando di rivincere almeno quello che ho perso, pensando al fatto che non esiste la fortuna ma é solo una questione di statistica, sebbene le regole del gioco siano a mio sfavore.

Ovviamente perdo ancora, fino a quando decido di fermarmi, visto che sono giá fuori dal budget inizialmente destinato all'eventuale perdita.

Durante tutto questo non mi diverto assolutamente, nemmeno quando vinco.

É una grandissima rottura di palle, ed é anche molto triste: mentre il tuo vicino si esalta con urlettini e chiama la ruota della fortuna affinché esca il moltiplicatore piú alto, io sono quasi in stato catatonico che spingo il pulsante della puntata e mi sento anche molto solo.

No, decisamente il gambling non mi diverte. Confermatissima la mia idea iniziale.

 

Nessun commento:

Posta un commento